IL GALLERISTA 
 
FEDERICO BONAN, GALLERISTA E ARTISTA 
 
Vive felice tra le opere d’arte, scaturiscano dalle sue mani e da quelle di altri artisti. Non è mosso da motivazioni economiche, ma dalla sensibilità di chi ama l’arte e di riflesso l’uomo…  
 
 
 
 
 
BIOGRAFIA 
 
Federico Bonan è nato nel 1947 a Stroppari di Tezze sul Brenta (Vicenza), dove risiede ed opera. Dopo la frequenza dell’Istituto d’Arte, ha completato gli studi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove ebbe come maestri Zotti e Vedova. E’ stato per un decennio insegnante di disegno all’Istituto d’Arte “Carmini” di Venezia, ha poi insegnato discipline pittoriche all’Istituto d’Arte di Nove fino al 1996. Predilige la tecnica ad olio, l’affresco, l’acquaforte e la ceramica.  
Sue opere figurano nel museo di Bassano del Grappa, nella Pinacoteca S. Marino, nell’Accademia di Venezia, in Germania, in Egitto, in Ungheria ed in Giappone. 
All’attività di artista si somma quella di gallerista: dal 1985, infatti, gestisce due gallerie d’arte a Venezia in Località Santa Croce. Dal 1999 è presente anche a Bassano del Grappa in Via Beata Giovanna: fino ad oggi la Galleria Studio d’Arte Due ha ospitato più di duecento artisti da tutta Italia e dal mondo. 
 
 
MOSTRE PERSONALI E COLLETTIVE 
 
La sua prima personale risale al 1974, a Cittadella, Galleria S. Francesco; a queste personali fanno seguito altre: a Bassano, Galleria Il Fiore; a Vicenza, Galleria Il Bacchiglione; a Padova, Galleria Esedra; a Tezze sul Brenta, a cura dell’Assessorato alla Cultura; a Piazzola sul Brenta, Villa Simens; a Venezia Mestre, Galleria Plusart; a Vicenza, Galleria Due Ruote. 
Ha partecipato a mostre e a rassegne collettive nazionali ed internazionali, dove ha conseguito premi e riconoscimenti. Tra questi citiamo: Bergamo, IV mostra di pittura e scultura (targa premio d’oro acquisto); Santa Margherita Ligure, II Biennale d’Arte Europea (II premio); Madrid Spagna, Istituto Italiano di Cultura Calle Mayor (III premio); Cannes Francia, I Festival Internazionale dell’Arte (II premio); Zelarino Venezia, Premio Nazionale d’Arte (I premio acquisto); Cittadella Padova, III Biennale dell’Incisione Italiana; Biella, Biennale Internazionale per l’Incisione; Venezia, Opera Bevilacqua La Masa; Roma, Galleria Segno Grafica; Bad Salzuflen Germania, Galleria Das Fachwerk; Mulhouse Francia, Mostra di Grafica scuola di Belle-Arti; Repubblica di San Marino, Mostra di Pittura; Mostra di incisioni, Excmo. Ayuntamiento de Santander — Spagna; Rassegna di Grafica, Galerie de l’Historial de Montmartre — Parigi; Rassegna di Grafica, Centro de Convençôes rebouças — S. Paolo del Brasile; Mostra di Grafica, Museo Provinciale di Belle Arti di Buenos Aires; 11^ Fiera Internazionale d’Arte Contemporanea, Bari; Collettiva “Alle Colonete”, Venezia. 
 
 
 
 
 
 
HANNO SCRITTO DI LUI: 
MARIO ABIS 
Riguardando i quadri di Federico Bonan, nel mio ricordo tutto di lui mi appare vivo. Ricordi di anni passati come lo svolgersi di una nostra storia in un percorso di lavoro nel nostro tempo, disagiato e affannoso. Quadri che chiariscono un modo di lavoro attento e puntualmente onesto, ove si dichiarano senza pentimenti incertezze e dubbi, ma ove si scorge la sua volontà nel perseverare mostrando anche le sue ansie nel denunciare gli inevitabili anche se vaghi cenni ricettivi di cui è pieno il nostro tempo e che si sommano inevitabilmente in questi suoi lavori… 
 
GIANDOMENICO CORTESE 
La costellazione di stimoli che contraddistingue un operatore d’arte, le proiezioni del suo sguardo verso l’illusoria quiete della perfezione ideale, trovano riscontro quotidiano in Bonan, attraverso i passaggi della grafica, l’uso consueto dei pennelli e dei colori vibranti e filtrati tra i chiaroscuri ed ora anche nell’attuale impiego dei pastelli, delle terre cotte per divenire maioliche. Attraverso una aggressione spesso solo formale il Bonan raggiunge la vetta di originali composizioni che sfiorano il lirismo, diventano occasione d’arte.  
Una luce boreale, limpida e trasparente accompagna e avvolge le sue tele. Una luce nitida che è la trasparenza stessa delle figure e del mondo, la perfetta superficie delle cose… 
 
PIERO FRANCESCHETTI 
E’ un neo-figurativo di derivazione espressionistica per la violenza deformante del tratto e dell’accentuazione cromatica. La figura è coinvolta in un arabesco dinamico tracciato con foga gestuale, da cui si espandono toni accesi e contrastanti, con un effetto sconcertante di luminosità e di energia (…). Quella di Federico Bonan è una pittura gioiosa e passionale, che con scioltezza e spontaneità esprime una esuberanza vitalistica e un ideale di libertà con calore di rapporti umani. 
LORENZO MANFRE’ 
Se dovessi tracciare un ritratto prevalentemente psicologico di Federico Bonan, credo che molti aspetti della personalità di questo artista mi lascerebbero sconcertato. E’ tale infatti la ecletticità della sua natura, da poterlo somigliare all’ape cui piace assaporare cento specie di fiori (…). Egli assale coerentemente da ogni lato il castello che deve espugnare. Vediamo la conferma del suo progredire sia nelle incisioni come nelle composizioni di colore; in queste come in quelle leggiamo l’urgenza dell’autore di esprimersi con figurazioni e simbolismi, un’urgenza che erompe da un tormentoso stato d’animo. Vi è un “quid” arcano in certi suoi nudi, che sembra manifestare un’indagine psico-anatomica; in altri ancora il pittore riversa la sua interiore inquietudine non solo attraverso la espressione dei volti, ma anche in determinate sproporzioni strutturali dei corpi. Bonan è profondamente e spiritualmente inserito nel tempo attuale, ed egli strappa impietosamente i veli che adombrano ogni falsa misura d’uomo… 
 
BINO REBELLATO 
Federico Bonan ha dovuto studiare con i soli propri mezzi: con quello che si guadagnava lavorando. Soltanto una forte vocazione all’arte, al disegno e alla pittura - si possono superare tante fatiche e difficoltà. Nato in mezzo alla ubertosa campagna tra il Brenta e i Colli Bassanesi, tra contadini autentici e artigiani di antica tradizione, ma anche attenti e sensibili ai caratteri e alle esigenze dei tempi nuovi, il Bonan ne è favorevolmente impressionato e cresce con un bisogno prepotente di esprimere il sentimento del suo mondo — tutto umano e intriso di terrestri umori — attraverso il disegno e il colore. 
Da sottolineare subito in lui — così disarmato e semplice e simpaticamente rustico nel suo comportamento — questa carica nativa autentica di sensibilità pittorica, una generosa calda istintività 
 
PAOLO RIZZI 
Non è difficile scoprire le matrici culturali prime del linguaggio di Federico Bonan nella vasta area cubo futurista. Questa è per lui un’esperienza che filtra attraverso il sangue, spremendo dall’interno i caratteri biologici del temperamento. (…)  
La figura resta sempre corposa, sanguigna, sottesa; ma l’eccitazione del segno finalmente libero da ogni impaccio spinge l’artista  ad un tentativo di maggiore immedesimazione, di partecipazione violenta al processo di “riappropriazione” dell’immagine. Ecco che la pennellata si fa convulsa, pronta a reagire ad ogni minimo impulso psichico che provenga dal contatto-urto con il reale. Pittura quindi sempre fremente, orgogliosa, rigonfia di istintive pulsioni. 
La temperie, a ben vedere, si fa drammatica, talora tragica, anche se lo sforzo rimane vitalistico. Bonan non ha certo timore di cadere nelle forzature espressionistiche: tanto il colore, dapprima sottomesso alle esigenze strutturali, cioè all’ossatura grafica, spesso si fa orgiastico: riflesso immediato di un turgore emotivo… 
 
MARICA ROSSI 
E’ difficile dire se Bonan sia pittore più che incisore, ceramista più che scultore, maestro entusiasta e carismatico o eterno alunno delle arti. E ancora, se negli esiti più felici della sua creatività, riesca meglio quando è l’immagine sacra ad ispirarlo oppure la figura umana concepita quale specchio della bellezza e dell’armonia dell’universo. Quel che invece è certo è che Federico Bonan ha sempre avuto con l’arte un rapporto di connivenza e di complicità o, nei momenti veramente speciali, di simbiosi… 
 
LUCIO ZONTA 
Il percorso di Bonan è in costante evoluzione, teso alla ricerca di nuove proiezioni. L’artista, capace anche di proporsi con sculture, ceramiche, acqueforti, sente di dover conquistare, giorno dopo giorno, mete sempre più profonde e di apportare nelle sue opere elementi innovativi. (…) 
Siano dipinte ad olio, siano acqueforti, siano ceramiche, le immagini che Federico Bonan propone, evidenziano la realtà complessa della protagonista, la donna, che racchiude l’infinito perché, procreando, dà seguito alla vita: traspare, nella figura femminile rivissuta dall’artista, l’innato istinto materno. Bonan riveste la donna di dolcezza, di tenerezza, di profonda intensità, di religiosità, di eterna giovinezza, di vivacità, grazie al gioco cromatico evidenziato con colori forti e pennellate decise. Alle volte pare rapita dall’etere e racchiusa in un manto di affascinante mistero. Bonan legge nella donna anche il momento della solitudine: lo sguardo allora volge lontano, verso l’orizzonte, alla ricerca della fonte, all’uomo sconosciuta, dalla quale sgorga il principio della vita.